Sono la Dott.ssa Jessica Barbieri, Psicologa Clinica, Psicoterapeuta Cognitivo-Costruttivista a orientamento Relazionale e Specialista in Neuropsicologia.
Nel mio lavoro incontro persone che stanno attraversando momenti di difficoltà, cambiamento o sofferenza psicologica, ma anche persone che sentono il desiderio di conoscersi più profondamente, comprendere alcuni aspetti della propria esperienza e trovare nuovi modi di stare nelle relazioni e nella propria vita.
Credo che chiedere aiuto non significhi essere fragili. Al contrario, può rappresentare un gesto di consapevolezza e di cura verso di sé.
Il mio percorso
La mia formazione si è sviluppata nell’ambito della psicologia clinica, della psicoterapia e della neuropsicologia, attraverso esperienze in contesti differenti e il continuo approfondimento delle modalità con cui mente, corpo, emozioni e relazioni si influenzano reciprocamente.
Sono specialista in Neuropsicologia clinica e integro nella mia pratica psicoterapeutica conoscenze relative al funzionamento cognitivo, alla regolazione emotiva e ai processi di consapevolezza.
Sono inoltre formata nell’utilizzo della Mindfulness e di pratiche psicocorporee e di rilassamento a scopo terapeutico.
Considero la formazione non come qualcosa che termina con il conseguimento di un titolo, ma come un processo continuo. Continuare a studiare, confrontarmi con la comunità scientifica e approfondire nuovi strumenti significa, per me, mantenere uno sguardo attento e responsabile verso le persone che scelgono di affidarsi a me.
Come lavoro
Il mio lavoro si fonda sul modello cognitivo-costruttivista a orientamento relazionale.
Questo approccio parte dall’idea che ciascuno di noi costruisca, nel corso della propria storia, un modo personale di interpretare sé stesso, gli altri e il mondo.
Le nostre esperienze, le relazioni significative, ciò che abbiamo vissuto e il modo in cui abbiamo imparato a proteggerci e ad affrontare le difficoltà contribuiscono a costruire il nostro modo di sentire, pensare e stare nelle relazioni.
Per questo non considero il sintomo come qualcosa da eliminare semplicemente, ma come un’espressione di una storia e di un significato che meritano di essere compresi.
La psicoterapia diventa così uno spazio nel quale poter osservare ciò che accade dentro di sé, riconoscere schemi che nel tempo possono essere diventati fonte di sofferenza e, gradualmente, sperimentare possibilità differenti.
La relazione è parte della cura
Credo profondamente nel valore della relazione terapeutica.
La terapia non è un percorso che il terapeuta compie al posto della persona. È un lavoro condiviso, nel quale terapeuta e paziente costruiscono insieme uno spazio sufficientemente sicuro per poter guardare anche ciò che è difficile, doloroso o ancora poco comprensibile.
Per questo considero fondamentali l’ascolto, l’accoglienza, il rispetto dei tempi individuali e la possibilità di sentirsi realmente visti e compresi.
La relazione terapeutica può diventare un luogo nel quale fare esperienza di modalità nuove di stare con sé stessi e con l’altro.
La persona prima del sintomo
Ogni persona che incontro porta con sé una storia unica.
Dietro un’ansia, una difficoltà relazionale, un periodo di tristezza, una crisi o una sofferenza persistente non c’è soltanto un sintomo: c’è una persona con la propria storia, i propri legami, le proprie risorse, le proprie fragilità e il proprio modo di dare significato a ciò che vive.
Per questo il mio lavoro non parte soltanto dalla domanda “che cosa sta succedendo?”, ma anche da domande come:
“Che significato ha per te ciò che stai vivendo?”
“Come sei arrivato fin qui?”
“Che cosa sta cercando di comunicare questa tua esperienza?”
“Quali possibilità possono aprirsi a partire da ciò che oggi sembra difficile?”
Comprendere la propria esperienza può rappresentare il primo passo per poterla trasformare.
Mente, corpo ed emozioni
Nel mio approccio considero la persona nella sua globalità.
Pensieri, emozioni, sensazioni corporee e relazioni sono dimensioni profondamente interconnesse. A volte ciò che non riusciamo ancora a riconoscere o esprimere attraverso le parole può manifestarsi attraverso il corpo, attraverso una tensione, un’inquietudine, una sensazione di allerta o una difficoltà a fermarsi.
Per questo, quando appropriato e condiviso all’interno del percorso, integro nel lavoro clinico pratiche di consapevolezza corporea, mindfulness, rilassamento e regolazione emotiva.
Non come tecniche da applicare in modo standardizzato, ma come possibili strumenti per imparare progressivamente ad ascoltare la propria esperienza e sviluppare una maggiore consapevolezza di ciò che accade dentro di sé.
Il mio modo di intendere la cura
Non credo esista un unico modo di stare bene e non penso che la terapia debba insegnare a diventare qualcun altro.
Credo piuttosto che possa aiutare una persona a conoscersi, a comprendere la propria storia e i propri modi di stare nel mondo, per poter scegliere con maggiore consapevolezza come abitare il proprio presente e costruire il proprio futuro.
Ogni percorso ha tempi diversi.
Per questo il mio obiettivo non è proporre un modello precostituito di cambiamento, ma accompagnare ogni persona nella costruzione di un percorso che abbia senso per lei.
Come il bonsai che ho scelto come simbolo di questo progetto, anche ogni persona cresce secondo tempi, forme e direzioni proprie.
La cura, per me, significa proprio questo: creare le condizioni perché qualcosa possa crescere, senza forzarne la forma.
Formazione e ambiti professionali
Svolgo attività di psicologia clinica, psicoterapia e neuropsicologia, occupandomi di valutazione psicologica e neuropsicologica e di percorsi psicoterapeutici individualizzati.
Nel corso della mia formazione e della pratica clinica ho collaborato con centri clinici, servizi socio-assistenziali e strutture sanitarie pubbliche e private, tra cui RSD, CPS, CRA, ambulatori ospedalieri e servizi del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
Ho maturato esperienza clinica con adolescenti, giovani adulti, adulti e anziani, occupandomi di psicopatologia nei diversi livelli di funzionamento (area nevrotica, borderline e psicotica), inclusi i disturbi di personalità gravi e le psicosi.
Mi occupo inoltre di mindfulness, consapevolezza corporea e pratiche di rilassamento psicofisico.
Sono membro della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva (SITCC).
Il mio lavoro integra competenze differenti, mantenendo però un principio centrale: ogni intervento deve essere costruito intorno alla persona e ai suoi bisogni, e non il contrario.
Ho maturato esperienza come esperta in neuropsicologia nel ciclo di vita e come consulente di ricerca per progetti nazionali e internazionali, in collaborazione con due università di Milano.
Accanto alla mia attività clinica, ho avuto l’opportunità di svolgere attività di ricerca scientifica presso la Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, all’interno della S.C. Neurologia, Salute Pubblica, Disabilità e Coma Research Centre. In questo contesto ho contribuito alle attività di ricerca e alla produzione scientifica, approfondendo tematiche riconducibili alla Public Health, alle malattie croniche non trasmissibili e, in particolare, alle malattie neurologiche croniche, alla disabilità, al funzionamento e all’inclusione sociale e lavorativa delle persone con patologie croniche.
Parallelamente, presso il Coma Research Centre, ho preso parte alle attività di valutazione neuropsicologica di pazienti con disturbi della coscienza, maturando esperienza nell’ambito della valutazione clinico-scientifica rivolta a persone con gravi cerebrolesioni acquisite e disturbi della coscienza.
Nell’ambito di queste attività ho inoltre contribuito alla realizzazione di contributi scientifici, poster e comunicazioni congressuali destinati a contesti scientifici nazionali e internazionali.
Questa esperienza rappresenta per me un importante punto di incontro tra ricerca e pratica clinica: mantenere uno sguardo scientifico sul lavoro psicologico significa continuare a interrogarsi sull’efficacia degli interventi e, allo stesso tempo, adattare le conoscenze scientifiche alla storia e ai bisogni unici di ogni persona.
Una psicoterapia costruita insieme
Ogni percorso è diverso perché diversa è ogni persona.
Non esistono tempi uguali per tutti, né un’unica strada per stare meglio.
Per questo considero la terapia uno spazio di esplorazione e costruzione condivisa, nel quale poter comprendere la propria esperienza, dare nuovi significati a ciò che si vive e sviluppare maggiore consapevolezza delle proprie risorse e dei propri bisogni.
A volte il cambiamento consiste nel modificare qualcosa.
Altre volte significa imparare ad ascoltarsi diversamente, riconoscere un bisogno, comprendere una relazione o fare spazio a una parte di sé rimasta a lungo inascoltata.
L’obiettivo non è diventare qualcun altro, ma poter essere maggiormente in contatto con sé stessi e scegliere con più consapevolezza come stare nella propria vita.
Incontrarsi
Iniziare un percorso psicologico significa, prima di tutto, incontrarsi.
Per questo considero il primo colloquio uno spazio nel quale poter raccontare ciò che sta accadendo e iniziare insieme a comprendere quale possa essere la direzione del percorso.
Non è necessario arrivare avendo già le idee chiare.
A volte è sufficiente sentire che qualcosa non funziona più come prima, che una difficoltà si ripete, che una sofferenza è diventata difficile da sostenere o semplicemente che si desidera uno spazio per sé.
Da lì può iniziare un percorso.
Uno spazio per fermarsi.
Per ascoltarsi.
Per comprendere.
E, nel tempo, per trovare nuove possibilità.

